Il termine, di origine statunitense, compare ufficialmente come titolo della mostra organizzata da P. Scarzella in collaborazione con Massimo Brini e Marco Angeretti (Milano 11/17 aprile 1994). Radicato nell'uso americano e nelle grandi metropoli, rappresenta una pratica di sussistenza: i poveri recuperano oggetti e arredi lasciati in strada per riutilizzarli mediante rudimentali interventi di ripristino. La cultura alternativa ha trasformato la pratica di sussistenza in pratica artistica. Le gallerie d'avanguardia di New York sono state le prime a esporre trash design e trash art. fra gli artisti italiani, il primo trash artista può esere considerato Fabio Titta che realizza sculture con scarti di ferro. La mostra 'Trash design' che si proponeva di porre l'attenzione sui modi alternativi di vivere nei centri sociali, nelle estreme periferie e nei centri di accoglienza per immigrati, mediante un'ampia documentazione fotografica, ha fatto assumere ai mobili recuperati nelle discariche comunali valore artistico, mediante operazioni di decorazione superficiale elaborate da P. Rasulo e Doriano Modenini. Cogliendo con puntualità un tema emergente, la mostra lo trasformava in tendenza. (C.M.)
fonte: Anty Pansera (a cura di) Dizionario del design italiano. Cantini Editore, 1995