Fenomeno nato e affermato negli USA a partire dagli anni Trenta. Mentre la filosofia del moderno disegno industriale, elaborata dal Bauhaus, vedeva nel designer un mediatore fra le esigenze del consumatore e quelle dell'industria, l'ideologia statunitense fece di questa figura, non ancora professionalmente definita, un semplice 'stilista' chiamato ad abbellire il prodotto in modo da renderlo più attraente sul mercato. Come ha scritto Gillo Dorfes in Simbolo comunicazione consumo (Einaudi, Torino 1962), il compito del designer, diventava quello di 'rivestire di nuovi panni splendenti e attraenti un oggetto in uso da tempo, la cui forma si era già 'consumata' e questo soltanto per renderlo più appetibile al pubblico dei consumatori'. Questa ideologia è stata fieramente avversata dai designer europei, e in particolare italiani, che si richiamano in genere agli ideali civili ed etici cui la loro professione si è ispirata fin dall'inizio. La pratica dello styling Ë oggi considerata, anche negli Stati Uniti, una degenerazione del disegno industriale propriamente detto, sebbene sopravviva tuttora, un pò dovunque, in forme più o meno palesi. (M.V.)
fonte: Anty Pansera (a cura di) Dizionario del design italiano. Cantini Editore, 1995