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Movimento che in Italia si è caratterizzato per la voluta prevaricazione del contenuto rispetto alla forma, dell'ideologia rispetto all'immagine. Mai teorizzato in un manifesto (alcuni ritengono che l'aggettivo 'radical' si deva al critico Germano Celant), affonda le radici nell'antidesign fiorentino e milanese. Considerato da T. Maldonado una 'estetizzazione romantica dell'atto politico di protesta', trova i suoi referenti culturali e politici negli scrittori americani della Beat Generation, da J. Kerouac a A. Ginsberg, nella militanza d'ispirazione marxista, nelle tensioni degli hippies e dei figli dei fiori. Sconcertare l'utente, ma anche 'fargli prendere coscienza' il compito che si affidava agli oggetti, ma soprattutto ai progetti, diffusi da alcune riviste di tendenza, da iniziative culturali e didattiche, da mostre. Vi confluirono Archizoom, Superstudio, vi aderirono UFO e Strum. Presente su invito di Lara Vinca Masini alla Biennale di Venezia del 1968, conosce il suo momento focale, ma fors'anche l'epilogo, nel 1972 con la partecipazione di molti dei suoi aderenti alla rassegna newyorchese 'Italy: The New Domestic Landscape'. (A.P.)

fonte: Anty Pansera (a cura di) Dizionario del design italiano. Cantini Editore, 1995
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