La definizione più generale e comunemente accettata è quella di 'disegni di oggetti prodotti in serie mediante lavorazione industriale'; ovvero, più sinteticamente, 'disegno del prodotto industriale'. Secondo alcuni questa definizione esaurisce il concetto stesso del design; altri ritengono invece che essa costituisca solo un aspetto del design nella sua accezione generica di progettazione di oggetti d'uso realizzati in serie, in produzione artigianale o in pezzi unici (design artisitco). In ogni caso, il termine 'disegno' sta qui a indicare l'ideazione della forma dell'oggetto, il cui progetto tecnico è affidato ad altri esperti, con i quali il designer può collaborare.
L'origine del disegno industriale va collocata fra il XIX e il XX secolo, negli anni in cui si sviluppò la discussione intorno all'estetica degli oggetti prodotti in fabbrica. William Morris e John Ruskin sostennero che la produzione meccanica avrebbe creato oggetti privi di bellezza; ma in seguito si fece strada l'idea che era possibile - e per taluni anche doveroso - conferire al prodotto industriale una sua qualità estetica. Fra i primi a cimentarsi con il disegno industriale fu Peter Behrens (1864-1940), che nel 1907 disegnò per la AEG lampade, bollitori elettrici e altri oggetti díuso.
In italia il concetto di disegno industriale si è affermato solo a partire dagli anni Quaranta del nostro secolo (protodesign). In precedenza si parlava di 'arte applicata all'industria'; ma nel la VII Triennale di Milano (1940) la 'Mostra internazionale della produzione di serie' curata da G. Pagano mise in evidenza i caratteri, ormai consolidati, del disegno industriale propriamente detto. Nel dopoguerra, grazie allo sviluppo dell'industria italiana, questo settore è giunto a definitiva maturazione, tanto da formare una precisa area disciplinare, con specifici corsi di laurea istituiti in alcune Facoltà di architettura. (M.V.)
fonte: Anty Pansera (a cura di) Dizionario del design italiano. Cantini Editore, 1995