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Esperienza nel design italiano legata all'arte concettuale. Promossa soprattutto sulle pagine di alcune riviste dirette da A. Mendini - 'Casabella', 'Modo' e 'Domus', trovò in R. Dalisi il sostenitore della fondazione di 'cooperative artigiane' in grado di recuperare la manualità. Antesignano del design spontaneo, Dalisi attirerà anche l'attenzione di E. Sottsass jr. che con lui arriverà a teorizzare il design come arte applicata. Contemporaneamente, anche U. La Pietra e il Superstudio punteranno a un recupero delle culture periferiche e contadine (Global tools). Il termine ricompare agli inizi degli anni Novanta per indicare un design che privilegia materiali ìpoveriî come carta, cartone, truciolare, pallets ecc., o di recupero (bottiglie di plastica, lattine di bibite, ecc.) e che, partendo dall'assemblaggio di oggetti dati, ne crea altri destinati a differenti funzioni. » presente soprattutto nei circuiti alternativi dellíautoproduzione, caricato di valori provocatori e di rottura nei confronti del cosiddetto 'iperdesign' (prodotti molto elaborati formalmente e realizzati con materiali preziosi). Le realizzazioni più interessanti del design povero inteso come corrente progettuale, sono state presentate nelle mostre di giovani designer promosse da Opos nell'aprile 1993 e 1994.la corrente ha un precedente illustre, i Metamobili, mobili istantanei in legno da imballaggio progettati da E. Mari per Gavina nel 1976. (C.M.)

fonte: Anty Pansera (a cura di) Dizionario del design italiano. Cantini Editore, 1995
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