Movimento fondato il 12 liglio 1986 in una sala del Palazzo di Re Enzo a Bologna da 15 giovani designer, tutti ex studenti della Facoltà di Architettura di Firenze, la cui filosofia si precisa in un secondo incontro plenario il 6 novembre dello stesso anno a Merano. Nella primavera del 1987 la crescita professionale di alcuni membri del gruppo, determina la stesura di un nuovo documento teorico, dove, abbandonati i toni enfatici e paradossali, si precisano con maggior rigore i contenuti programmatici. ìil bolidismo si pone come una serie di linguaggi che sono momento di aggregazione , proponendosi di riconnettere il filo interrotto della modernità 'il bolidismo è come una pentola in ebollizione dove i linguaggi si muovono veloci con líaccelerazione che fa circolare líinformazione, accettando i tempi della tecnologia e della moda' é 'l'espressione di un nuovo concetto di velocità, non più quella meccanica, bensì elettronica'. Nei progetti bolidisti l'oggetto nasce come ?un processo unitario di sintassi e semantica'. Da queste riflessioni nasce il lavoro per la mostra, nel 1987, presso la galleria Yves Gastou a Parigi che vede riunito lo 'zoccolo duro' del movimento: S. GIovannoni, G. Venturini, Maurizio Corrado, D. Donegani, P. Caramia, M. Iosa Ghini, Daniele Cariani, Maurizio Castelvetro, Massimo Mariani e E. Spicciolato. Poi il movimento si esaurisce; non esiste un atto ufficiale di morte: progressivamente i suoi componenti imboccano strade autonome, pur mantenendo vaghi echi linguistici della comune esperienza che traeva le sue origini dallo Streamline di Bel Geddes. (C.M.)
fonte: Anty Pansera (a cura di) Dizionario del design italiano. Cantini Editore, 1995